Book #25: Il mondo nuovo/Ritorno al mondo nuovo

Romanzo distopico: Il mondo nuovo/Ritorno al mondo nuovo di Huxley.

” O mirabile mondo nuovo che contieni simile gente!”

William Shakespeare, La Tempesta, V,1.

Non ho idea di quanto tempo Il mondo nuovo/Ritorno al mondo nuovo di Aldous Huxley sia rimasto a prendere polvere sullo scaffale di camera mia, impilato sugli altri tanti libri da leggere. Tutto finché Non solo libri non ha deciso di lanciare una challenge davvero accattivante, la #fantadistochallenge, che prevede la lettura di un distopico/fantascientifico al mese fino ad agosto 2020. Io ho deciso di partecipare e, per settembre, mese che prevede la lettura di un distopico classico con regime dittatoriale, ho scelto il celebre romanzo di Huxley.

Il mondo nuovo (1932). Nell’anno 632 a.F. (after Ford), diversi secoli dopo la “rivoluzione davvero rivoluzionaria”, scaturita dal modello della produzione in serie attuata nelle industrie automobilistiche di Henry Ford, gli essere umani si riproducono in vitro in maniera seriale. La popolazione è divisa in 5 caste contrassegnate dalle prime cinque lettere dell’alfabeto greco: gli Alfa sono la casta superiore, gli intellettuali; mentre gli Epsilon rappresentano la casta inferiore, che si occupa dei mestieri più abietti. Ogni cosa è asettica, perfettamente ordinata e armoniosa: è difficile che scaturisca un conflitto in un mondo in cui non esiste il concetto di famiglia e ognuno può andare a letto con chi vuole, dove il proprio lavoro viene svolto egregiamente da ogni ingranaggio della società, precedentemente condizionato ad essere felice della propria condizione, e dove ogni stato di stanchezza o di conflitto interiore viene risolto con l’impiego di una droga perfettamente legale e senza effetti collaterali, il soma. In questo mondo, Bernard Marx, un Alpha che per qualche motivo sembra “difettoso”, prova un certo male di vivere che si rifiuta di curare con il soma. Marx vuole sentire, vuole provare dei sentimenti. Segretamente innamorato di Lenina, la porta con sè nel suo viaggio in una riserva di selvaggi nel Nuovo Messico; qui i due fanno una scoperta sorprendente: una cittadina del Mondo Nuovo, abbandonata da anni lì per sbaglio, per un’errore di contraccezione ha dato alla luce un bambino alla vecchia maniera, John, figlio del Direttore del Centro di incubazione e di condizionamento. Il selvaggio e la madre decideranno di tornare al Mondo Nuovo, ma “Comunità, Identità e Stabilità” saranno sufficienti per il giovane John, cresciuto tra cristianesimo, riti e miti indigeni e Shakespeare?

Ritorno al mondo nuovo (1958). Pensavo fosse un sequel del romanzo, e invece mi sono ritrovata a leggere un brillante saggio su tutte le tematiche principali dell’opera distopica del ’32, con qualche bonus: manipolazione mentale come strumento della dittatura contemporanea, eugenetica Vs disgenesia, capitalismo, mass media e tanto ancora. Più del romanzo, questo saggio mi ha colpito perché dimostra quanto Huxley fosse un visionario: Ritorno al mondo nuovo sembra essere scritto pochi anni fa e ci parla profeticamente dalle sue pagine invecchiate benissimo, mostrando un pensiero critico estremamente lucido e cinico. Lo farei leggere a chiunque.

Il mio modesto parere. Il mondo nuovo è una distopia che mi ha stupita: stranamente non mi ha turbata come fece 1984 quando lo lessi; anzi, mi sembrava tutto vagamente familiare: disgregazione della famiglia e libertà sessuale (niente di nuovo), legalizzazione della droga (beh, direi che si vorrebbe tanto andare verso quella strada), concentrazione del potere nelle mani di pochi, manipolazione psichica… Ditemi voi, cosa dovrebbe stupirci se viviamo in un mondo dove tutte queste cose sono all’ordine del giorno? Non è forse vero che, come in Il mondo nuovo, i nostri dèi sono la tecnologia e i beni materiali, che devono essere rigorosamente usa-e-getta? Mi ha colpito particolarmente questa parte del romanzo: durante una seduta di condizionamento ipnopedico queste frasi vengono ripetute continuamente:

“Ma gli abiti vecchi sono brutti (…) Si buttano via i vestiti vecchi. E’ meglio buttare che aggiustare, è meglio buttare che aggiustare, è meglio buttare (…) Più sono i rattoppi, minore il benessere (…)”

Aldous Huxley, Il mondo nuovo, pag. 42.

Ebbene, non è forse questo il motto che la televisione e i social ci ripetono in continuazione con una cantilena simile? Viviamo rincorrendo costantemente il nuovo, e le nostre vite si sgretolano in centinaia di oggetti poco amati che affollano le discariche, i mari. Huxley ci ha lasciato un messaggio profetico con la sua opera: svegliatevi, scegliete la libertà e sviluppate un senso critico, prima che sia troppo tardi. Mi è piaciuto abbastanza il romanzo, anche se secondo me alla fine manca qualcosa; mentre mi è piaciuto tantissimo il saggio, che consiglierei di leggere a tutti e il prima possibile.

Curiosità. Il mondo nuovo è disseminato di riferimenti all’opera di William Shakespeare, a partire dal titolo, ispirato ad una battuta di Miranda, personaggio della sua opera teatrale La Tempesta (1611); continuando poi attraverso le parole e le azioni di John, il Selvaggio, letteralmente ossessionato dalle sue opere, tanto da trasformarsi in una sorta di novello Otello.

Il romanzo di Huxley ha ispirato il concept album prog rock di Franco Battiato, Fetus (1971), di cui fu registrata una versione in inglese, Foetus, del 1974, ma pubblicata solo nel 1999. La copertina provocatoria dell’album, che rappresenta un feto adagiato su della carta sporca di sangue, costrinse i rivenditori dell’epoca a non esporlo.

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Un pensiero riguardo “Book #25: Il mondo nuovo/Ritorno al mondo nuovo

  1. Ho letto entrambi i testi. Formidabile chiaroveggenza quella di Huxley. Ma la distopia novecentesca impallidisce innanzi alla società che si sta preparando ora per noi, credo. Da decenni si parla di società del controllo. Ci siamo dentro completamente. Chi esercita il controllo è immateriale. Sono gli algoritmi. Su Repubblica c’è un’interessante intervista di Saviano a Snowden. Questo è il link:
    https://www.repubblica.it/esteri/2019/09/13/news/roberto_saviano_intervista_edward_snowden_national_security_agency-235853255/
    Ciao Cate.

    Mi piace

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