Book #30: La pelle di Curzio Malaparte

Romanzo di Curzio Malaparte, La pelle, edito da Adelphi

Se rispettano i templi e gli Dei dei vinti, i vincitori si salveranno.

ESCHILO, Agamennone

Quanti conoscono Curzio Malaparte? Pochi, direi. Io l’ho scoperto per caso, al liceo: sfogliando un libro di antologia, eccoti lì un estratto tratto da una delle sue opere maggiori, La pelle (1949), dove, sulla tavola di un generale americano, si serve una bambina bollita, che si vuol far passare per una sirena. Quell’estratto non l’ho più dimenticato e ho deciso che avrei letto quel romanzo; mi ci sono voluti sei anni: ho comprato il libro nel 2014, e per anni l’ho letto e abbandonato. Adesso, finalmente, l’ho finito.

La pelle è un’opera controversa in cui si descrive con toni grotteschi, surreali e crudeli la Napoli alle prese con l’esercito americano, a cui Malaparte dovette unirsi in quanto ufficiale di collegamento. Napoli brulica di un popolo vinto che si arrende ai vincitori senza riserve, offrendo loro la dignità delle donne e degli uomini e la carne dei bambini; tutto per provare a salvare la propria maledetta pelle.

Con lo sbarco degli alleati del 1° ottobre 1943, Napoli si trasforma in un inferno dantesco, flagellata da una terribile epidemia di peste morale, che lascia intatto il corpo, ma incancrenisce l’animo; e proprio La peste doveva essere il titolo dell’opera, se non fosse che fu modificato in quanto la sua pubblicazione fu preceduta da quella di La peste (1947) di Albert Camus. Il popolo napoletano diventa qui simbolo di tutta l’Europa sconfitta in un affresco dipinto con macabra ironia. La pelle non è un romanzo per tutti: in bilico tra un reportage di guerra (Malaparte si occupava anche di giornalismo) e un romanzo surreale e raccapricciante, sconvolgerà chiunque gli si approcci. Il romanzo è stato addirittura messo all’Indice dal Vaticano nel 1950 per i suoi contenuti.

Credo che Curzio Malaparte, al secolo Kurt Suckert, non sia stato dimenticato solo per la sua opera letteraria giudicata troppo provocatoria, ma anche per le sue scelte politiche: dapprima fervente sostenitore del partito fascista, verso la fine della sua vita si convertirà al comunismo. La pelle però è ancora intriso di un forte sentimento anticomunista, e perciò la gioventù di sinistra viene descritta come un branco di pederasti. Il romanzo è ricco di opinioni forti e non proprio politicamente corrette, con spruzzatine di omofobia e misoginia qua e là.

Personalmente, ho dei pareri contrastanti su La pelle: Malaparte ha la capacità di dipingere a parole dei bellissimi scorci di Napoli e dell’Italia; la sua scrittura affascina ma allo stesso tempo ferisce e turba, citando episodi degni del peggiore film dell’orrore: si parla di cannibalismo, di prostituzione e di sfruttamento con toni vividi e a volte con tagliente ironia. Bisogna tener bene a mente che i fatti narrati da Malaparte non sono tutti realmente accaduti, ma sono spesso frutto della sua fervida immaginazione contraddistinta da un macabro onirismo. Vera o non vera però , la storia raccontata da Malaparte è dolorosa, come dolorosa è stata la seconda guerra mondiale, una pagina che non va dimenticata, comprendendo che il dolore del popolo italiano non è finito con lo sbarco degli Alleati.

La pelle secondo Liliana Cavani

Per quanto riguarda l’adattamento cinematografico con la regia di Liliana Cavani del 1981, devo dire che non ho gradito che uno dei personaggi principali del romanzo, il colonnello Jack Hamilton, nome fittizio del Colonnello Henry H. Cumming, alla cui memoria è dedicata l’opera, fosse sostituito con un personaggio che nel romanzo non esiste, l’aviatrice Deborah Wyatt: quello che non ho apprezzato particolarmente è stata la metamorfosi di sentimenti come il cameratismo e la fratellanza in mera tensione sessuale. Ovviamente, il Malaparte del film (interpretato da Marcello Mastroianni) è un latin lover, mentre nel romanzo lo scrittore non parla mai dei suoi rapporti con le donne, e non c’è nessuna storia d’amore tormentata tra Jimmy, il soldato americano, e “la vergine di Napoli”, due personaggi presenti nel libro, ma snaturati nella pellicola. Per carità, il film è liberamente ispirato al romanzo, niente da dire, ma se devo scegliere quale delle due opere sia superiore all’altra, ovviamente preferisco il romanzo al film, nonostante il cast d’eccezione.

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