Book #31: Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social di Jaron Lanier

jaron Lanier dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social

Salve lettori,

quanti di voi hanno visto The Social Dilemma, il celebre documentario che ha spopolato su Netflix? Io l’ho visto e mi ha dato alcuni spunti di riflessione, più qualche lettura da recuperare. Il titolo che più ha catturato la mia attenzione è stato Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social di Jaron Lanier, in Italia edito da Il Saggiatore.

Io ho sempre avuto un rapporto particolare con i social: in passato li usavo per condividere esperienze personali, poi ho smesso perché ritenevo insopportabile che ogni mia esperienza venisse “valutata” da persone che conoscevo più o meno bene. Per questo ho un account Facebook ma non lo utilizzo (mi dà una gran noia); utilizzo decisamente di più Instagram. Cosa si nasconde però dietro queste simpatiche icone su cui clicchiamo ripetutamente durante le nostre giornate?

Per Lanier, informatico che vanta un passato nella Silicon Valley, i social network sono un grande esperimento di manipolazione sociale. Sì, lo so cosa state pensando: sa tanto di teoria del complotto, ma fatemi spiegare meglio. Attraverso un approccio psicologico, Lanier spiega come i social inducano alla dipendenza e alla conseguente manipolazione, seguendo uno schema di stimolo-rinforzo tipico del comportamentismo operante di Burrhus Skinner. Avete presente i topolini che nei laboratori vengono addestrati a un comportamento voluto, utilizzando ricompense (cibo) o punizioni (scosse elettriche) a seconda che essi premano la levetta giusta o quella sbagliata? Secondo l’informatico, i social fanno la stessa cosa: il rinforzo positivo sono i like, la punizione è la mancanza di like o la presenza di commenti negativi se si esprimono pensieri poco popolari. La levetta giusta? La presenza e la fedeltà costante ai social, in quanto più posti più sei visibile.

Interessante è anche la questione dell’algoritmo. Sui nostri feed compaiono solo post che si allineano con i nostri interessi: non vediamo il mondo per come è, ma ne vediamo solo una parte, cucita a pennello sulla nostra persona. Il risultato è un calo di tolleranza nei confronti del prossimo: come è possibile che l’altro possa pensare simili sciocchezze quando tutte le notizie che leggo su Facebook e Twitter mi suggeriscono il contrario? (Lanier ha però una soluzione a questo inconveniente: basta leggere le notizie su almeno tre giornali diversi.)

Altro punto interessante è che l’utilizzo dei nostri dati privi un numero spropositato di persone di un lavoro. Nel saggio si fa riferimento alla traduzione (per gli studi che ho fatto mi sono sentita toccare nel vivo). Sui social molti utenti bilingui condividono traduzioni, che un sistema di IA combinerà statisticamente per corrispondenza, in modo da fornire traduzioni leggibili senza l’apporto umano. Così, i traduttori non hanno più una sicurezza economica. Bisogna ricordare che i social sono gratuiti perché vendono i tuoi dati ad altre compagnie. Se così non fosse, sarebbero a pagamento. Allo stesso modo, tutti i servizi online gratuiti forniti dai colossi dell’informatica sono gratuiti proprio perché si servono dei dati forniti da noi utenti; se così non fosse, per fornire quei dati servirebbero dei professionisti da retribuire per svolgere il lavoro che noi svolgiamo a costo zero.

Questi sono solo alcuni dei punti che mi hanno colpito. Per saperne di più, vi consiglio la lettura di questo saggio decisamente interessante. Per quanto mi riguarda, non cancellerò i miei account social, ma sicuramente li utilizzerò in maniera più consapevole.

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