Quella volta in cui la Fallaci si bevve il cervello.




Piccola premessa.
Da molti anni nutro una sorta di venerazione per quella che considero l’unica e inimitabile signora del giornalismo italiano, Oriana Fallaci. Non ho letto tutti i suoi libri, ma ne ho letti tanti quanto basta per intuire che dietro quelle righe si celava una donna dal grande carisma e da una viva intelligenza. Purtroppo però, un libro in particolare mi lascia sempre sconcertata: La Rabbia e l’Orgoglio. Scritto subito dopo la caduta delle Torri gemelle, questo piccolo volume raccoglie una serie di invettive contro l’Islam e contro gli immigrati che arrivano sulle nostre coste in cerca di fortuna, che secondo la scrittrice sarebbero tutti terroristi pronti a sottomettere l’Europa. Certo, molte cose, considerando i dolorosi fatti d’attualità (vedi la strage di Berlino perpetuata da un certo Anis Amri, arrivato proprio coi barconi) suonano come una sorta di tremendo presagio, cosa che ha portato diversi lettori a rivalutare la scrittrice di cui molti prima si facevano gioco (tra tutti vedi quella odiosa smorfiosa che risponde al nome di Sabina Guzzanti), ma altre suonano come un forte invito all’odio verso il diverso, o meglio, verso tutti i musulmani che altro non sarebbero che degli ignobili e viscidissimi guerrafondai, irrispettosi delle donne e della cultura altrui. Una sola spiegazione riesco a darmi: provocazione? Cara Oriana, se questo era il tuo intento, ci sei riuscita e come. Se non lo era, preferisco comunque pensare lo fosse.
Fine premessa.


Appena letta la prefazione il mio primo pensiero è stato : “c’aveva l’occhio lungo questa qui!”. E infatti, già dal 2001, la Fallaci forse meglio di chiunque altro aveva capito quali sono i pericoli della nostra epoca, un periodo di terrore senza precedenti; però poi, leggendo il romanzo, ti rendi conto di quanto avesse il dente avvelenato la mia carissima Oriana: un continuo ripetere quanto abbia sofferto, quanto abbia lottato per la patria, lei che ha fatto la guerra, lei che non aveva le scarpe, lei che ha iniziato a lavorare a 16 anni… Avete mai avuto il piacere di parlare con uno dei vostri nonni? Sì, quelli che “ai-loro-tempi-ci-si-faceva-il-mazzo!”, quelli che vi raccontano sempre le solite storie. Ecco, in La Rabbia e l’Orgoglio ci troviamo ad ascoltare nonna Oriana: sempre a rivangare il suo passato, questo libro che troppo spesso si incespica su lodi continue sul babbo, la mamma e la sua forza di donna che ha fatto la resistenza. Sì Oriana, te ne siamo tutti grati, ma perché ripeterlo continuamente? Probabilmente, passare gli ultimi anni della propria vita da sola, in esilio a New York ha provocato proprio questo: un forte odio verso dei connazionali che la rinnegano e che la deridono e la voglia di rivendicare il proprio valore di essere umano. Ma La Rabbia e l’Orgoglio non è solo questo: c’è anche un odio forte e viscerale verso i musulmani: ora, credo che al momento stiano poco simpatici a tutti questi musulmani, ma è l’odio davvero l’unica arma per combattere l’odio?
A ben guardare però, non c’è solo merda in questo libro: qui la Fallaci ci fa aprire gli occhi su quanto siamo ipocriti e ingrati noi italiani verso il nostro paese e sulla fine barbina della nostra politica.

Consigliato? Nì. Sicuramente non ve lo consiglio se vi accingete a leggere per la prima volta la Fallaci: rischiate di farvi una cattiva idea di una bella mente. Se invece conoscete già il suo talento, ve lo consiglio, ma credo converrete con me: La Rabbia e L’Orgoglio rispecchia pienamente il proprio titolo: non un lucido saggio che analizza e offre una giusta soluzione ad un problema sociale, ma un’invettiva scritta da una donna alla fine della propria carriera, accecata dalla rabbia per le ingiustizie subite e per i dolori affrontati.

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