Book #12: L’arte della Gioia


-“Sai, vorrei comprare un libro di cui tutti parlano, ma non riesco a capire di  che cosa si tratti esattamente.”

– “Uhm, come si intitola?”
-“L’Arte della Gioia”
-“Uhm, questi minestroni banali sulla gioia e la positività mi danno la nausea…”
Dialogo tra me e una collega cinica

L’arte della Gioia non è un romanzo per tutti. Ne sentii parlare qualche tempo fa, ma di questa opera sapevo per certo solo che era di stampo femminista, nient’altro. Eppure la copertina mi attirava così tanto! Quello sfondo completamente bianco, la figura di una donna sdraiata, il titolo scritto in fucsia che contrasta con la sobrietà del resto. Ora posso dire che la copertina è la rappresentazione visiva dell’opera di Goliarda: il coraggio e l’audacia dei temi trattati cozza con la sua dolce ed evocativa prosa dei sensi.  È un libro che non si può odiare o abbandonare del tutto; per quanto si provi a sfuggirgli, ritorna ad esercitare un forte ascendente su di noi, seducendoci maliziosamente dallo scaffale.
Non nascondo che all’inizio però l’ho odiato e come. Per me era un concentrato d’odio e di immoralità, di azioni e pensieri spregevoli di una donna, anzi peggio, di una bambina, che scopre il sesso e l’ambizione troppo presto. Modesta (questo il nome paradossale della protagonista) è un essere vorace, una Superdonna che impariamo a conoscere pagina dopo pagina: bambina povera e abusata, grazie all’ingegno e all’inganno riesce in una scalata sociale impensabile per una donna nata nella Sicilia del primo Novecento. Modesta utilizza ogni mezzo in proprio possesso per ottenere ciò a cui aspira, non disdegnando neppure l’idea di uccidere. Un personaggio malefico e immorale, dai tratti quasi demoniaci. Eppure ancora non la odio. E’ come se dalla prima parte alla quarta Modesta subisca un processo d’espiazione dei suoi peccati: anche lei subisce il dolore della perdita, conosce la paura, la malattia. Con lo scorrere dei capitoli, Modesta assume sembianze umane che contribuiscono a renderla un’intramontabile eroina femminile.
Il romanzo, come la vita di Modesta e Goliarda, ha un destino travagliato: rifiutato più e più volte dagli editori italiani, ottiene il riconoscimento che gli spetta grazie all’edizione francese e tedesca. Del resto non c’è da stupirsi: troppo difficile per l’editoria italiana degli anni ’70 accettare la pubblicazione di romanzi con tematiche spinose come l’aborto, la disabilità, l’omosessualità e la promiscuità sessuale femminile, l’emancipazione e il comunismo. L’Arte della Gioia non è un libro banale.
La seconda protagonista al fianco di Modesta è l’Italia del secolo scorso, in particolare la Sicilia, con i suoi paesaggi aspri ma che sanno di casa, la Sicilia della questione meridionale e del dopoguerra… La mia collega si sbagliava. Se si riescono a digerire i primi capitoli, come della rosa si sopportano le spine, vi si aprirà un romanzo di rara bellezza, tenendo sempre ben in mente una cosa: è il leggere e il conoscere punti di vista diversi dai nostri che aiutano ad aprire la mente. Dubitate dei libri che non vi sconvolgono.

5 pensieri riguardo “Book #12: L’arte della Gioia

  1. “Dubitate dei libri che non vi sconvolgono.” Bella conclusione. Non ho ancora letto “L’arte della gioia” ma l’ho regalato a una persona che l’ha apprezzato moltissimo. Ho letto altri libri di Goliarda Sapienza, fra cui il bellissimo ”L’università di Rebibbia”. Ciao Kate.

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