Book #22: La vegetariana di Han Kang

Sin dalla sua uscita nel 2016, La Vegetariana della scrittrice sudcoreana Han Kang, che le valse la vittoria dell’ International Booker Prize, mi fissava continuamente dalla vetrina della Feltrinelli, sulla strada che portava all’università. Mi fermavo, lo guardavo, andavo avanti. Leggevo la sinossi e mi chiedevo: “Perché dovrei acquistare un libro su una donna che fa una scelta alimentare per riappropriarsi di se stessa? E poi, come si può riappropriarsi di se stessi non mangiando carne?”. La Vegetariana però è molto di più, e l’ho scoperto solo tre anni dopo.

Yeong-hye è la protagonista del romanzo, ma non parla mai in prima persona: è sempre raccontata da qualcun altro. Nei tre atti in cui è suddivisa la narrazione, è descritta rispettivamente dal marito, dal cognato e dalla sorella. Attraverso i loro racconti scopriamo che Yeong-hye è sempre stata una donna ordinaria, mediocre, passiva al punto da non avere una propria personalità. Un giorno però, dopo uno strano sogno, la donna decide di non voler mangiare più carne. Mai più. La sua decisione turba tutti, e in famiglia non accettano quella che se pur banale, risulta la prima decisione ferma di una figlia, moglie e sorella ubbidiente. Scena cruciale e agghiacciante è l’incontro con il padre, veterano del Vietnam, che la forza in maniera crudele e assolutamente non necessaria a mangiare della carne. Yeong-hye, per ribellarsi, compierà un gesto assolutamente inaspettato contro se stessa, che lascerà tutti di stucco.

Ne La Vegetariana il corpo di donna è utilizzato come arma a doppio taglio. Se è il mezzo col quale una donna può essere oggettificata e abusata, Yeong-hye riesce a renderlo così brutto, così scarno, da annullare il desiderio sessuale del marito. Tutti giudicano le scelte di Yeong-hye: per il marito è una vergogna che a un certo punto la moglie smetta di indossare il reggiseno, decisione che lo turba profondamente. Allo stesso modo, il cognato rimarrà stupito ed esterrefatto di fronte al suo corpo nudo, con cui lei si sente più a suo agio che coperta dai vestiti. Yeong-hye accetterà di fare sesso con lui, un artista ossessionato da lei e dalle visioni che gli provoca, ma a un patto: che siano entrambi ricoperti da fiori sgargianti dipinti su tutto il corpo. Alla fine del romanzo, Yeong-hye deciderà di non mangiare più, in un rifiuto di penetrazione estremo: a nulla vale lo sforzo dei medici a tenerla in vita con l’alimentazione forzata attraverso una sonda gastrica, atto che viene descritto quasi come uno stupro di gruppo. Yeong-hye ha deciso, vuole morire. Perché lo vuole, perché è una sua scelta. Perché la vita è sacra, ma a volte insopportabile.

Personalmente, io ho visto molto femminismo in questo libro. Non si parla di alimentazione, di scelte etiche e di ambiente: si parla del corpo della donna, alla mercé di tutto e tutti: il corpo femminile non è della donna che lo abita, ma è del padre, del marito, del resto della famiglia e della società. Pensate all’Alabama e alla legge severissima sull’aborto: ancora una volta, a scegliere del destino del corpo delle donne sono un gruppo di ricchi e potenti maschi affetti da delirio di onnipotenza. Ci risiamo. Han Kang nel suo romanzo rimanda spesso agli abusi fisici e sessuali subiti da Yeong-hye e dal genere femminile, facendo anche un breve riferimento alle comfort women, schiave sessuali asiatiche dell’impero giapponese durante la seconda guerra mondiale. Inoltre, l’alimentazione forzata ricorda quello che veniva fatto alle suffragette che decidevano di lottare per i propri diritti con lo sciopero della fame, come Marion Dunlop. La Vegetariana è un libro bizzarro, macabro, ma incredibilmente affascinante e magnetico. Lo finirete in un sol boccone, fidatevi di me.

VOTO: 9/10

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